Il Giappone che trattiene il respiro

hold-your-breath-like-a-lover-2Un impianto inceneritore, un ragazzo che gioca a fare il soldato, un’epoca alla fine e un’Olimpiade in arrivo: il film di Kohei Igarashi è profondamente legato al momento storico in cui è stato realizzato, quel 2014 in cui il Giappone fu attraversato dal dibattito su una riforma che andava a colpire il nervo perennemente scoperto (e rimosso al tempo stesso) della nazione post-bellica. Ma visto oggi, a cinque anni di distanza, ora che i giochi sono fatti e al di là della sua delicata bellezza, Hold Your Breath Like a Lover rappresenta un memento che attraversa tutti. E quel trattenere il respiro a cui accenna il titolo, come a indicare la trepidazione nei confronti di qualcosa di imminente, si allarga dal confine del confronto politico coevo al senso di ansia crescente dell’umanità.

Non è un caso che il film proietti la narrazione in un futuro ravvicinato, immaginando il racconto dalla sera del 30 dicembre del 2017 all’alba del nuovo anno, come a denunciare l’allerta per qualcosa che sta per accadere: e però non è fantascienza, bensì cronaca pressoché attuale. Siamo in un inceneritore di rifiuti, spazio concreto dove si accumulano le crescenti scorie della nostra attività vitale. A presidiarlo per il turno di notte sono quattro giovani, un impiegato maturo e un agente della sicurezza impegnato a inseguire un cane che si è intrufolato nei grandi spazi labirintici dello stabilimento, segno dell’imprevedibile casualità della natura che irrompe nell’ingranaggio costruito dall’uomo: sono passati solo pochi anni dallo tsunami che ha travolto la centrale nucleare di Fukushima, ed è difficile non avvertire in questa presenza imponderabile nell’ingranaggio della macchina l’eco di quella ben più devastante irruzione della natura nella sicurezza della tecnologia. In realtà, a toccare e svegliare dal torpore i giovani che si aggirano indolenti nelle imponenti scenografie industriali e negli anonimi uffici è solo qualche problema sentimentale: non accade nulla e la sensazione di un’attesa senza scopo si fa rapidamente strada nello spettatore, evocando uno stallo simile al Deserto dei Tartari.

hold-your-breath-like-a-lover-3Se la fortezza Bastiani era circondata dal deserto, l’inceneritore è circondato da una foresta, dove uno dei giovani, Gou, ama dedicarsi al Softair: in mimetica militare si lancia in giochi di sopravvivenza (ma non si vede nessun altro, non c’è percezione di “nemici”, sia pure finti, come se fosse un’allucinata o bambinesca proiezione mentale), nei quali coinvolge i suoi annoiati colleghi dell’impianto. Ci si spara pallottole finte e vince chi rimane vivo: praticamente nessuno, perché è impossibile tornare vivi da un gioco in cui tutti perdono, come riconosceva già 30 anni prima il supercomputer di Wargames. Come Gou, anche Ken è infantile, e non solo perché gioca con il primo con il videogame del calcio per ammazzare il tempo, ma soprattutto perché è incapace di gestire la relazione con la sua fidanzata, che compare solo per breve tempo per un chiarimento e che mette in evidenza l’immaturità di Ken: lui non vuole il figlio che la ragazza tiene in grembo, non si sente pronto, sente solo – scioccamente retorico – che il suo destino è l’infelicità. Adachi, invece, il figlio l’ha voluto, ma ora con la moglie ha grossi problemi che non sa gestire. Di lui è freddamente innamorata Tani, la quarta apatica sorvegliante dell’impianto, che si aggira lentamente nei corridoi. Tutti sembrano immersi in una atarassia che sembra sfociare nell’anaffettività: una generazione dell’assenza, verrebbe da pensare. E poi c’è il signor Yana, che invece appartiene a un’altra generazione, anch’essa non distante dall’altra. Yana, il cui unico impegno sembra essere quello di approntare le decorazioni delle festività, ci appare incapace di gestire la tecnologia digitale, ma soprattutto – anche lui – le relazioni: per esempio, come prova del buon rapporto con la figlia dopo il divorzio porta il fatto di uscire con lei per la passeggiata del cane. Genitori falliti, uomini incapaci di diventare genitori o di crescere… c’è la sensazione di una frattura tra un livello infantile/adolescenziale (che si protrae ben al di là dell’età) e una maturità che porterebbe alle responsabilità. Ma qui siamo ormai lontani dalla frattura generazionale inquieta, nichilista e devastante raccontata a suo tempo, per esempio, da un Nagisa Oshima (a cominciare da Racconto crudele della giovinezza) o da un Masao Adachi (Gushing prayer). Qui la generazione del no-future è addomesticata, passiva, inerte, rinchiusa nella ragnatela familistica o nei lacciuoli di un’innocua vertigine ludica o semplicemente immobilizzata nella resa.

hold-your-breath-like-a-lover-1Nel 2014 in cui il trentenne Igarashi realizza questa sua suggestiva opera prima il Giappone è dilaniato da un dibattito sconvolgente: il crollo del tabù militare. Dopo aver esorcizzato la guerra, il delirio imperialista e la durissima sconfitta con la creazione di un inerme esercito di autodifesa, impedito dallo svolgere attività al di fuori del Paese (e quindi, di fatto, un non-esercito), il Giappone è rimasto a lungo in bilico tra l’accettazione di questo limite come garanzia di pace e sviluppo e l’attesa messianica di una rinascita nel nome dell’antico splendore. Era l’attesa che aveva portato Yukio Mishima a condurre il suo ‘pasoliniano’ richiamo alla tradizione contro il consumismo americano verso l’auspicio di un nuovo esercito vero per la gloria di un Giappone imperialista. Al punto da creare il suo piccolo esercito. Al punto da commettere seppuku nel suicidio più spettacolare e mediatico mai compiuto da un intellettuale nella storia, dopo aver proclamato dal balcone, che fu il suo ultimo podio: “L’Esercito di difesa nazionale è stato il nostro paese natale, l’unico luogo di questo snervato Giappone moderno in cui si possa respirare un’atmosfera di ardimento”. L’anno successivo a questo film, il 2015, il governo liberal-nazionalista di Shinzō Abe varerà nuove leggi che allargheranno le possibilità dell’esercito giapponese, facendolo di fatto diventare un esercito quasi a tutti gli effetti: manca pochissimo, e quel poco sta per attuarsi in questi mesi del 2019 con nuovi provvedimenti e finanziamenti straordinari alla macchina militare.
Nel film si sente l’annuncio alla radio di una spedizione militare all’estero, e la stessa insistenza sul gioco militare di Gou che lentamente coinvolge tutti scimmiottando la rappresentazione retorico-cinematografica della guerra, sono il segnale di allarme composto da Igarashi per mettere in guardia dal riarmo giapponese. Quando ottant’anni prima era al culmine della sua potenza militare, il Giappone lanciò una violenta aggressione alla Cina in una delle sue pagine più vergognose, preludio alla seconda guerra mondiale; e nel 1938 il Comitato Olimpico decise per ritorsione di annullare le Olimpiadi di Tokyo previste nel 1940. Igarashi colloca la sua storia all’alba del 2018, esattamente due anni prima le nuove Olimpiadi di Tokyo nel 2020: ci sono i manifesti promozionali nei corridoi dell’impianto, e gli stessi ragazzi si chiedono se andare o no. Il parallelo è lampante, e i presagi si infittiscono.

hold-your-breath-like-a-lover-4Ma è quando, oltre la metà del film, iniziano a comparire nello stabilimento altre due figure, mute, che il film compie un’impennata verso la profezia. Due yūrei che sembrerebbero usciti da un classico J-horror, ma prosciugati della connotazione soprannaturale e spaventosa, per essere invece avvicinati a una quotidianità tutto sommato rassicurante. Sono fantasmi familiari che innescano una sottile e ‘normale’ continuità tra il mondo dei vivi e quello dei morti. Il primo è Ando, un giovane collega dei quattro, morto in circostanze non specificate, il cui fantasma si aggira in questo inceneritore come serenamente intrappolato nel labirinto che intrappola anche i vivi. E poi c’è il padre di Tani, con cui lei, alla fine, balla davanti agli alberi di Natale: non sabba, ma dolcissima ricongiunzione del passato e del presente che i due rappresentano. La coesistenza di morti e vivi in questo luogo lo dichiara spazio assoluto dell’esistenza, stabilimento-mondo, allegoria del Giappone e del nostro stesso pianeta. Una zattera dove le presenze si sfiorano senza veramente conoscersi. Uno spazio senza altrove. Dove la memoria del passato e lo stallo del presente convivono senza capacità di immaginare un futuro che non sia la riproposizione dei passi falsi di un’arroganza nazionalista che ha portato a morte e devastazione senza precedenti.
Eppure alla fine da quello stabilimento si esce. La notte è finita, l’anno è finito. L’alba di un nuovo giorno e di un nuovo anno si apre grigia sul niente. Igarashi probabilmente non sapeva che dopo pochissimi anni sarebbe salito al trono un nuovo imperatore, che avrebbe inaugurato l’era Reiwa, la dichiarazione di un futuro di ordine e armonia. E’ questa l’alba che aspetta i giovani di Hold Your Breath Like a Lover? Quando nell’ultimo minuto del film Gou esce e si avvia sulla strada, ancora vestito con la mimetica del suo stupido gioco militare, due passanti si interrogano: “Non è un soldato, vero?”. “Non lo so, non si sa mai”. Meglio trattenere il respiro, scongiurando il futuro, dove la dichiarata armonia si sposa con il riarmo, dove l’aspirazione al progresso è appesantita dall’ansia: un futuro grigio e ignoto, che non è solo quello giapponese, ma quello di un’intera umanità sempre più in bilico sull’abisso di catastrofi annunciate.

 

Hold Your Breath Like a Lover (Iki o koroshite, Giappone 2014), regia e sceneggiatura di Kohei Igarashi; con Tomomitsu Adachi, Ran Arai, Koji Harada, Yusuke Inaba, Yuki Inagaki, Gôichi Mine, Ran Taniguchi; fotografia Wataru Takahashi; musica Sleepy Lemon; costumi Kanako Tanimoto; suono Kentaro Inamura; montaggio Yunhua Jiang; scenografia Ai Kawamata; produzione Graduate School of Film and New Media, Tokyo University of the Arts.

 

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