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favale - 12 tonar

Life is a mystery, / Everyone must stand alone / I hear you call my name / And it feels like home. Le parole di Like a Prayer di Madonna chiudono il breve pezzo coreografico 12 Tónar di Fabrizio Favale, consegnando allo spettatore un ultimo soffio a bassa voce: home. Dov’è la casa? Dentro ognuno di noi, sembra suggerire. Ma si perde, appunto, in un soffio. E le architetture corporee di questo corto di danza svaniscono nella memoria con la flebile voce dell’ultimo danzatore rimasto.

E’ un piccolo lavoro questo 12 Tónar, oltretutto presentato in anteprima (al Teatro Duse di Bologna) e forse – chissà – soggetto in futuro ad aggiustamenti e ripensamenti. Eppure già così ha la forza evocativa complessa e matura di uno spettacolo compiuto e articolato. Il registro stilistico di Favale, devoto a una fluidità totale che si articola in una incessante e veloce flessione del corpo, ritorna qui all’ennesima potenza, ma più dell’aspetto fisico è l’aspetto evocativo a fare breccia, anche grazie (e soprattutto) alla suggestione del titolo, che non è altro che il nome di un negozio di dischi islandese (anche etichetta discografica), che sorge nel cuore della capitale Reykjavík. L’Islanda, insomma, è nascosta nel titolo, così come nello spettacolo: nascosta, apparentemente assente.

L’Islanda che non c’è assume la forma caduca che le danno i corpi dei quattro giovani danzatori, quattro Peter Pan che sembrano ricostruire dalla loro memoria l’isola che non c’è più o che forse non c’è mai stata. E’ un’isola della memoria e nella memoria, un’isola del mito, un’isola del desiderio, che si ricrea e riscompare come l’isola Ferdinandea, lussureggiante o desolata, piana o vulcanica, grazie ai quattro Ariel evocati per dar forma a ciò che forma non può avere. Come i quattro punti cardinali e i loro venti che soffiano rimodellando acque e terre, i danzatori si avvicendano quasi senza requie in un gioco combinatorio senza fine, intrecciandosi senza sfiorarsi o lambendosi appena, in un turbinare di braccia e gambe, movimenti del busto o del bacino, che riemergono dall’ellenistica enciclopedia gestuale di Favale e dalla sua sensibilità verso il punto in cui la febbrile energia della natura si congiunge con il mistero rituale e arcaico di ciò che muove la natura, sacrale e inaudito, e i suoi abitanti, terrigni e tribali. In sottofondo per quasi tutto lo spettacolo, un rumore sordo, quasi minaccioso, come di una tempesta lontana, con il cigolio di fasciami e sartie di immaginifici velieri, contribuisce a evocare una sorta di cornice marina di cui l’isola che non c’è è necessario complemento.

I quattro punti cardinali volano come guizzanti Peter Pan su un’Islanda immaginaria ricreata nel laghetto dei giardini di Kensington, sotto la regia arabescata di un Prospero che non ha nessuno da stupire se non sé stesso e i suoi stessi spiriti dell’aria. Sono quattro Pan, quattro fauni dei nostri anni duemila, che hanno esplorato, sciolto e accelerato la rattenuta bidimensionalità del Nijinskij dell’Après-midi, disarticolandone i movimenti e sublimandone l’erotismo in un lirismo corporeo, solo apparentemente asessuato. Nel gioco combinatorio programmato dal coreografo attorno al nome del music shop islandese, che significa “12 note” e che porta a una riduzione matematica dei movimenti e delle relazioni (e dunque, in quanto matematica, ancora una volta sacra e rituale), si intrecciano tutti e quattro i danzatori, e poi a due a due, e poi qualcuno scompare per un attimo, obbligando così a rinumerare gli attori di questa lieve magia, e quindi moltiplicando i piani e sfalsando le prospettive dello sguardo. Una magia che può vivere solo nelle teste di chi guarda, perché nulla si materializza: solo l’affanno del respiro che rende umani-troppo-umani i folletti dell’isola che non c’è.

C’è invece, alla fine, un’Islanda nella testa di ogni spettatore, che ha la forma di un respiro affannato che plasma architetture immateriali.

 

 

 

12 Tónar, coreografia Fabrizio Favale; con Daniele Bianco, Vittorio Cappuccio, Francesco Leone, Davide Valrosso; produzione Le Supplici; anteprima: Bologna, “Circo Massimo Mistery Dance Festival”, Teatro Duse, 24 novembre 2015.

Visto a: Bologna, Teatro Duse, 24 novembre 2015.

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